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Oggi vi propongo l’intervista a King Klay, membro del noto gruppo collettivo Drag King di Milano. Ecco chi sono: Il Kollettivo Drag King del Teatro Ringhiera, nato nel 2011 con l’obiettivo di indagare, esprimere e mettere in scena il proprio “lato maschile”, è un gruppo di donne (ma sono bene accetti anche gli uomini) dalle varie esperienze e professionalità. Ha partecipato a diversi eventi e festival presso il Teatro Ringhiera e in altri contesti teatrali e non, e ha promosso al suo interno numerosi laboratori di formazione. Dal 2015 il Kollettivo stesso organizza e conduce workshop aperti a un pubblico esterno condividendo l’esperienza maturata negli anni.L’esordio sulla scena del Kollettivo Drag King avviene nel 2011 presso il Teatro Ringhiera di Milano,dove viene allestito “Studio per un collettivo King” con la regia di Marcela Serli.

Faccio sempre una breve introduzione del personaggio che sto intervistando, per dare un idea di chi legge l’intervista, puoi dire brevemente chi sei nella vita di tutti i giorni e come hai iniziato a fare performance da Drag King o cosa ti ha portato a scoprire il tuo “lato King” ?

Sono un’impiegata in ambito economico finanziario. Ho conosciuto la realtà teatrale circa 6 anni fa e per caso ho saputo di una riunione per la formazione di un gruppo di Drag King. Quindi sono nel collettivo dagli albori. L’interesse verso questo mondo ce l’avevo anche prima della nascita del gruppo, diciamo che è caduto a fagiolo nel periodo in cui io facevo ricerca sui medesimi argomenti.

Cosa significa per te fare o essere un Drag King e che influenza ha sulla tua vita?

Per me entrare nei panni del Drag King è come rendere palese una parte intima di me e che allo stesso tempo è già visibile anche senza il trucco e parrucco. La sensazione è quella di normale prosecuzione della mia realtà quotidiana, quindi il passaggio tra prima e dopo avviene in modo naturale. Inoltre essere Drag King all’interno di un collettivo che si esprime anche attraverso il teatro permette di poter “osare” un po’ di più e fare cose che nella vita normale non farei mai.

In Italia la realtà King è relativamente poco conosciuta e poco diffusa, secondo te perché e da cosa dipende?

L’Italia è indietro secoli, soprattutto se si parla di emancipazione ed evoluzione sessuale. Siamo in una realtà ancora molto sessista e maschilista. Soprattutto su determinati argomenti esistono ancora dei tabù e scarsa conoscenza da parte della gente, basti pensare alla confusione tra identità di genere e orientamento sessuale. Forse il fenomeno Drag Queen è molto più conosciuto e pubblicizzato anche in televisione, mentre i Drag King sono ancora una realtà sconosciuta. Guardando l’altro lato della medaglia, nella realtà di tutti i giorni una donna che veste abiti maschili non fa scalpore come un uomo che veste abiti femminili, quindi forse è meno “eccentrico” e meno “inusuale” vedere una donna vestita da uomo anziché il contrario.

In altri paesi come gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Germania, la Francia, il Belgio, l’ Olanda la scena King ha acquisito una valenza si può dire politica, diventa una liberazione da ruoli di genere stereotipati e conformi ad un binarismo di genere e rompe il sottile confine tra i generi. Qui in Italia il kinging secondo te che valenza ha acquisito fino ad oggi?

Credo ricopra ancora un settore di nicchia, poco conosciuto e sperimentato in Italia.

Dalla tua esperienza nell’ambito King hai potuto notare un filo conduttore o un comune denominatore che unisce le diverse tipologie di donne che scelgono di fare l’esperienza del kinging?

Il nostro gruppo è molto eterogeneo e ognuna ha scelto di essere un drag king per motivi differenti professionali o personali che siano. Ci unisce la voglia di fare cose insieme e di divertirci.

Quando metti in scena le tue performance hai dei modelli maschili ai quali ti ispiri? Come sono nati e c’è ne sono più di uno, c’è un modello o un riferimento principale, che preferisci o che ti riesce performare in modo più spontaneo?

No, non ho un modello in particolare e nemmeno mi ispiro a qualche attore o personaggio famoso. Diciamo che l’interpretazione e molto libera spontanea.

Hai notato atteggiamenti differenti da parte di uomini e di donne nei confronti della realtà King?

Credo che le donne siano molto più incuriosite e interessate alla tematica, mentre gli uomini dipende molto dalla loro indole artistica e da come vedono le performance che facciamo. Potrebbero essere spunto di autocritica, d’altronde mettiamo in scena degli stereotipi della visione dell’uomo da parte delle donne. Per quanto ho potuto vedere a fine spettacolo, tutti rimangono impressionati dalla trasformazione da donna a uomo, ovviamente se il trucco viene fatto in maniera da sembrare credibile.

Vuoi raccontare cos’è il collettivo drag king e come è nata l’esigenza o l’ispirazione per formare un collettivo?

Il collettivo è nato da un’idea/progetto di alcune persone dell’Atir che volevano creare una risposta femminile al già collaudato gruppo delle Drag Queen.

Nel kinging possiamo parlare di mascolinità femminile, secondo te che utilità e che valore aggiunto ha per una donna sperimentare la sua mascolinità?

Noi tutti abbiamo una parte maschile e una femminile, in alcune persone è preponderante un lato della personalità rispetto all’altro. Per le persone che hanno una spiccata natura femminile credo sia interessante poter esplorare l’altro lato. Per chi ha invece una natura più maschile, diciamo che la trasformazione è più fluida e meno shoccante. In entrambi i casi questa esperienza porta ad una maggiore consapevolezza di noi stessi, aiuta a crescere,  a risolvere dei conflitti interiori o anche solo a dare delle risposte. Credo sia utile per rapportarsi con gli altri.

Nella tua esperienza come performer hai incontrato anche uomini King?

No, non ne ho mai avuto l’occasione. Nonostante i laboratori siano aperti a uomini e donne.

Il tuo nome da King che utilizzi più spesso nei tuoi spettacoli e dove svolgi generalmente le tue performance locali, feste private, teatri?

Il mio king ufficiale si chiama Klay (che è il tipo dandy, un po’ perfettino, in giacca e cravatta di “Money”). L’idea iniziale, quando era nato il collettivo, era stata quella di chiamarci tutti con nomi che iniziassero con la K…quindi sono nati Kevin, Karlos,…etc etc… e a me suonava bene Klay, anche se negli spettacoli non veniamo quasi mai presentati coi nostri “nomi d’arte”.

Poi ogni tanto, soprattutto durante le improvvisazioni dei laboratori esce fuori Gyno (lui è un rozzo bergamasco dai modi rudi, il tipico ragazzotto che non ha finito le scuole ed è andato a lavorare come muratore da giovane).

Ho conosciuto un assistente sociale tedesca che guida regolarmente gruppi e laboratori di drag king per donne, e afferma che hanno un effetto positivo sull’autostima e sulla percezione che la donna ha di se in relazione al sociale. Interpretare il tuo King nel tempo hai avuto degli effetti positivi sul tuo carattere e sulle tue relazioni e quali?

Generalmente sono una persona abbastanza chiusa, ma di certo la frequentazione sia del collettivo sia dell’ambiente teatro ha migliorato il mio modo di rapportarmi con gli altri e il mio modo di muovermi tra gli altri.

Nel vivere la realtà king ci sono tanti aspetti e tante motivazioni differenti, quello ludico, quello performativo, la possibilità di vivere la propria identità più profonda, il desiderio, un gioco di erotismo, la ribellione, un coming out e tanti altri hai voglia di  dirci qualcosa a riguardo?

Il primo aspetto che mi ha attratto è stato il desiderio di scoprire questa realtà che già conoscevo tramite internet, poi sicuramente la voglia di imparare cose nuove, di costruirle insieme ad altre persone e di divertirmi. Non essendo un’attrice professionista l’aspetto performativo o la questione di “apparire il più possibile in uno spettacolo” non sono mai stati un obiettivo. C’è sicuramente la voglia di fare un pezzo o uno sketch al meglio e di portare a casa una bella esperienza teatrale, cercando di superare ogni volta i propri limiti.

di Corinna Fornasier 18/12/2016

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