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Perchè abbiamo chiamato questa rubrica “l’insolita intervista“? Perchè intervisteremo persone comuni a modo loro straordinarie, che nella loro quotidianità seguono filosofie di vita, sport, arte, formazione e attività in modo insolito e innovativo. Oggi vi proponiamo l’ intervista a Emanuele Cinelli, docente informatico con un ricco passato alpinistico che oggi continua nell’escursionismo arricchendolo con la sua filosofia di vita: la nudità. La scorsa estate Emanuele, in quaranta ore di solitario e ininterrotto cammino (TappaUnica3V), ha percorso quasi per intero il Sentiero 3V “Silvano Cinelli”, un itinerario da lui stesso individuato tanti anni addietro e poi materializzato grazie all’interessamento del padre che riuscì a coinvolgere nel progetto le varie società alpinistiche bresciane, più di 130km di creste attorno la Val Trompia (Brescia) per un dislivello totale che supera i 7500m. Il viaggio verrà ripetuto a luglio 2017 per chiudere anche gli ultimi venti chilometri seguendo fedelmente tutte le varianti per esperti alle quali quest’anno ha dovuto in parte rinunciare. Per ulteriori dettagli visitate il suo blog http://www.mondonudo.it/

Chi sei e come ti piace definirti, vuoi dirci per favore due parole di presentazione?

Sono una persona come tutte, sportivo per passione, formatore per vocazione, docente per… boh, caso, necessità, scelta, non saprei ben definire, forse un insieme indistinto delle tre cose. Non mi definisco, vivo in costante analisi ed evoluzione.

Da quanto tempo pratichi il nudismo e in quali contesti?

“Pratichi” è parola che mi suona male: lo stare nudi non è una pratica ma un modo di vivere. Perché “lo stare nudi” anziché “il nudismo”? Perché, sebbene sia comunque talvolta comodo utilizzare tale parola, da un anno ho smesso di ragionare in termini di “nudismo”: la nudità è uno stato di normalità, non ha senso definirlo con un termine che lo differenzi dalla non nudità; si vive, si mangia, si lavora, si fa attività sportiva, farlo vestiti o nudi e solo fatto accessorio e secondario esattamente come lo è il farlo vestiti elegantemente o sportivamente, esattamente come nessuno si sogna di definire rossista colui che ama vestirsi di rosso o pigiamista colui che ama dormire col pigiama. Ufficialmente ho iniziato a vivere nudo nel 2008 dopo quattro anni di nudità occasionale nell’ambito di eventi organizzati dal sito de iNudisti. Devo però dire che sono sempre rimasto perplesso sentendo i discorsi di coloro che vedevano la nudità sociale come qualcosa di strano o inaccettabile e quando andavo al lago, sentivo il desiderio, sempre stupidamente represso anche quando mi trovavo in luogo isolato e solitario, di togliere quel fastidioso costume.

C’è stato un momento, un esperienza che ricordi e che ha fatto scattare in te il desiderio di stare in nudità?

Parliamo del 1974, al momento non me ne resi propriamente conto ma ripensandoci a distanza di anni sono pressoché certo che sia quando, essendomi iscritto a un corso per sommozzatori, entrando nello spogliatoio della piscina mi trovai davanti a una decina di persone nude: dopo un attimo di esitazione, anch’io mi cambiai senza usare l’apposito spogliatoio e continuai a farlo per tutte le successive lezioni acquisendo l’estrema normalità dell’essere nudi in presenza d’altri.

Come ti senti quando puoi stare senza indumenti, cambia qualcosa nella tua percezione corporea e nel tuo mondo emotivo?

Come dimostra anche questa domanda, siamo stati mentalmente educati a pensare che stare vestiti sia la normalità e stare nudi l’eccezione, la verità è l’esatto opposto: il nostro corpo è fatto per stare nudo e solo da nudo funziona alla perfezione, il più piccolo, leggero e sottile pezzo di tessuto ne altera la funzionalità a partire dalle terminazioni sensoriali, indotte a produrre falsi segnali, per arrivare, in conseguenza della somma dei falsi predetti segnali, ad un non ottimale stato fisico generale e specifico; finché sei condizionato a vivere esclusivamente vestito non te ne rendi conto, dopo che hai sperimentato lo stare nudi per diverse ore al giorno allora percepisci nettamente la fatica fatta dal corpo per respirare e i vestiti ti provocano una forte sensazione di soffocamento che si attenua solo d’inverno, quando il fastidio del freddo è più forte di quello dei vestiti.

Insomma, da nudo stai bene e non senti niente di particolare, è quando sei vestito che senti alterazioni e sensazioni sgradevoli. Questo è uno degli aspetti che rende difficile spiegare la scelta di vivere nudi: all’inizio le persone non trovano differenza tra l’essere vestiti e l’essere nudi.

Hai chiamato il tuo blog “mondo nudo” perché?

Sono diversi:

– perchè il nudo rappresenta di per sé stesso un mondo, con le sue mille emozioni e sensazioni, con i suoi pregi e i suoi difetti, con le sue tante sfaccettature;

– perché il nudo è parte del mondo;

– perché il mondo è nato nudo e continua, con l’unica parziale e mutevole eccezione degli esseri umani, ad essere nudo;

– perché il blog è nato per coinvolgere il mondo intero, anche e soprattutto coloro che (ancora) non hanno avvicinato, compreso e adottato la nudità come stile di vita;

– perché il mio blog non parla solo di nudo, ma anche del mondo nel suo insieme con l’intento di metterne a nudo particolarità, contraddizioni, magagne, difetti e pregi.

Secondo te ci sono delle differenze tra definirsi e sentirsi nudisti invece che naturisti e quali?
Secondo me manco dovrebbe esistere la seconda definizione per far riferimento allo stato di nudità, è una questione etimologica, storica e di comunicazione:

– si è amanti della natura indi naturisti, si è nudi indi nudisti;

– il naturismo è una corrente letteraria nata durante il Romanticismo e formata da scrittori e poeti che nei loro scritti parlavano sempre e solo (o quasi solo) di natura;

– il termine naturismo è spesso confuso con quello di naturalismo (e viceversa);

– definendo lo stare nudi come naturismo sembra (e spesso è così) che io voglia mascherare il mio stare nudo, di conseguenza l’interlocutore può pensare (e spesso lo fa) che mi vergogni di quello che sono (nudista) e di quello che faccio (mettermi nudo), ne consegue che se persino i nudisti si vergognano d’esserlo perché mai chi non è nudista dovrebbe accettarli o diventarlo?

Nella tua esperienza personale con le persone ti sei mai chiesto perché la nudità fa tanto scalpore, e che risposta ti sei dato?

Premesso che invero il nudo sta pian piano tornando al suo primordiale stato di normalità, è impossibile dare una risposta univoca: tanti possono essere i motivi, uno per ogni persona, alla base di tutti c’è di certo un fortissimo e secolare condizionamento mentale, rafforzato da un bombardamento mediatico che ha imposto la perfezione di un corpo impossibile inducendo i più a ritenere non mostrabile il corpo che non rispondesse a tali inarrivabili canoni.

Credi sia possibile in Italia arrivare ad avere aree pubbliche dove le persone possono liberamente stare in nudità o vestiti, come per esempio nei parchi pubblici di Monaco o in altre città europee, e con quali forme di richiesta ottenere questi spazi?

Certo che sì, le escursioni di Mondo Nudo l’hanno palesemente dimostrato. È anche osservabile su qualsiasi spiaggia nudista: il via vai di persone in costume è costante e numerosissimo, ivi compreso quello di famiglie con bambini e di ragazzi. C’è però da dire che il concetto di “area” è perverso e limitante: qualsiasi atteggiamento ritenuto lecito e sano lo è ovunque, al massimo ci sono limitate situazioni in cui viene vietato (vedi ad esempio l’andare in auto o a cavallo), perché per il nudo dev’essere l’esatto opposto?

Richiesta? No, non richiesta, solo atteggiamento: quando i nudisti la smetteranno di ritenersi vittime della società tessile ma capiranno d’essere vittime solo di sé stessi, ovvero quando i nudisti italiani la smetteranno di considerare il nudo fattibile solo in limitati e determinati momenti e spazi, di nascondersi, di sottomettersi, di auto censurarsi, di propagandare un rispetto sballato (unilaterale: se ti dà fastidio io sto vestito; se arrivano persone vestite io devo rivestirmi; e via dicendo).

Secondo te qual è il maggior ostacolo in Italia che fino ad oggi non ha ancora definito chiaramente, con una legge nazionale la pratica del nudismo?

Premesso che a mio parere in Italia non c’è bisogno di una legge che autorizzi la pratica del nudismo (materialmente il nudismo, non essendo espressamente vietato, è già lecito), ciò che ostacola il pieno superamento della convenzione giuridica (perché solo di questo si tratta) che, fino al 2000 (anno dal quale le cose si sono parzialmente ridimensionate, ovvero migliorate), riteneva il nudo sempre e comunque un’offesa al pudore è innanzitutto il costante silenzio dei nudisti a fronte del presentissimo vociare di coloro (pochissimi) che al nudo sociale strenuamente si oppongono, poi una classe politica più attenta al proprio modo di pensare e al proprio interesse personale (il numero dei voti, per dirla in parola schiette, che potrebbe esser messo in crisi se non si dà seguito ai lamenti, certi lamenti, della popolazione, certa parte della popolazione) che alla giusta causa delle persone e del territorio. Secondo molti ci sarebbe anche la forte ingerenza del Vaticano, a mio parere più che altro c’è un atteggiamento di accondiscendenza preventiva della nostra classe politica verso il Vaticano, atteggiamento tra l’altro fondato sulla presunzione (il credere che al Vaticano faccia piacere una certa posizione piuttosto che un’altra) piuttosto che su fatti concreti. Anche in Spagna la Chiesa era ed è molto presente nella vita sociale e politica, eppure è stata comunque fatta una legge che rende la nudità ovunque lecita (l’unica formula legislativa ammissibile, utile ed educativa).

Facendo una ricerca online ho scoperto che le poche associazioni italiane che trattano il tema nudità si definiscono tutte “naturiste”, non c’è n’è una che si definisce associazione nudista, secondo te perché e che differenza passa tra una e l’altra versione?

Sono tutte eredi del periodo storico in cui i nudisti, italiani e non, dopo un periodo di splendido fulgore e notevole crescita, a seguito di rivolte anche violente (cacce al nudista da parte di persone armate di bastoni e altre armi improprie) iniziarono a chiudersi su sé stessi nascondendosi in gruppi “carbonari” e, per mascherare la scelta nudista, arrivarono ad adottare (rubare) la più neutra definizione di naturisti, poi sancita ufficialmente in una assemblea internazionale delle federazioni nazionali.

All’estero esistono molte associazioni che, opportunatamente, usano i termini di nudo e nudismo, anche tra quelle che ancora si definiscono “naturiste”.

Storicamente ci sono molti esempi in grandi culture, p.e. greca, egiziana, celtica dove la nudità veniva praticata pubblicamente durante eventi sportivi, processioni, feste, combattimenti sia da uomini che da donne. Era accettato ed integrato nella quotidianità, le persone nude si mischiavano senza alcun problema con quelle vestite. Secondo te oggi perché c’è questa richiesta di separare gli spazi p.e. spiagge e campeggi nudisti e tessili?

La già citata remissività dei nudisti a cui si abbinano interessi personali e cieche speranze: pensare che spazi dedicati possano normalizzare il nudo è un assurdo, essi possono solo omologarlo come inadeguato o addirittura perverso.

di Corinna Fornasier 23/10/2016

 

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